08 maggio 2007

Voci dal parco

Piazza Massimo D’Azeglio. 3
Le zone sono chiare. Zona bambini, zona adolescenti, zona appartata-coppie, zona ragazzi più grandi, area cani, area padroni dei cani, zona anziani con badanti, zona anziani autosufficienti, zona d’ombra...
area cani
Non c’è nessuno nella zona x. Cerco per terra, attorno al muretto che mi hanno indicato, ma non vedo che qualche bottiglia. Da giorni però, c’è brutto tempo.

In quel mentre vedo un gruppetto di signore che portano a spasso una sedia a rotelle vuota.
Mi avvicino, subito mi avvertono di essere tutte straniere, ma almeno una di loro sembra italiana. Assicuro loro che non ha importanza ai fini della mia intervista. La mia faccina da brava ragazza le convince. Sono 5 signore polacche: una è la badante della signora anziana proprietaria della sedia a rotelle. Due la stanno facendo camminare un po’, reggendola sottobraccio, mentre le altre tre seguono con la sedia. Cammino con loro. La prima cosa di cui si lamentano è la sporcizia: cartacce, bottiglie e lattine, residui di cibo ma soprattutto deiezioni canine, che, a loro dire, gli italiani hanno la brutta abitudine di non pulire. Mi guardo intorno ma tutto sommato non vedo la sporcizia di cui parlano. Provo ad andare oltre. Parto dalla sedia, dall’accessibilità ai disabili. Mi fanno notare dislivelli del suolo, qualche buca. Ancora non ci siamo ma, appena sfioro l’argomento: interazione con gli altri gruppi sociali, esplodono. Mi parlano di droga, di bivacco, di quanto sia difficile la sera. Addirittura che il rumore del bivacco entra dalle finestre sul parco e disturba il sonno. Mi dipingono uno scenario apocalittico. Droga e spaccio. Anche ragazzini , quattordicenni, che vivono da barboni, sempre con bottiglie di birra in mano. Mi ricordo delle pattuglie di cui mi hanno parlato i ragazzi e chiedo loro dei controlli. Sorridono. Tutti sanno e nessuno sa? Praticamente. Dicono che i controlli con le macchine non servono a niente perché la macchina ci mette una vita ad attraversare il parco.
parco
Mentre torno alla zona x, m’imbatto in un distinto signore, non giovanissimo, ma porta molto bene gli anni che di lì a poco, mi rivelerà di avere. Indossa un sobrio golf, berretto e occhiali da sole. Passeggia con le braccia dietro la schiena guardando gli alberi.
Il suo racconto del parco parte da una disamina estetico-naturalistica. Segue con un’analisi strutturale e prosegue con un encomio al comune. Non nega di essere per il sindaco. Provo a rompergli il giochino, a fargli vedere altro. Il signore è un fiume in piena, difficile da arginare. In 10 minuti so tutto di lui. Vedovo, 85 anni, di grosseto, vive a firenze da 24 anni. Mi parla del suo grado d’istruzione e poi di quello invece che ha potuto dare al figlio. Del figlio, del suo lavoro. Della moglie del figlio. Provo a riportarlo sul discorso parco, mi dice che lui non sta con gli altri anziani, che non c’ha voglia di parlare. (…) Preferisce godersi la passeggiata e osservare la natura. Torna a parlarmi della maremma, del terreno che un tempo aveva: 75 ettari. Della campagna in cui è nato. Di come si possa sapere dove si è nati ma non di dove si morirà. Mi dice che gli piace parlare con i giovani. Mi dice che ha una ragazza in casa -e si preoccupa subito di mettere in chiaro che non è la sua badante- le ha affittato una camera. E’ straniera, albanese. Mi parla del marito di questa donna e da lì parla di burocrazia d’ingresso in italia. Poi torna al parco, mi parla delle badanti, tante sono peruviane. Descrive la fisionomia delle signore peruviane, poi di quelle ucraine. Ricorda di aver visto un gruppo di signore velate, nell’area bimbi. Mi racconta che è andato a chiedergli di dove fossero perché era un “tipo” che non aveva mai visto. Erano egiziane. Sorvola sui problemi del parco. Tutto sommato gli sembra un parco ben tenuto dalla pubblica amministrazione. E sorride dicendo:non lo dico solo perché sono per il sindaco.. Mi mostra il frutto di atti vandalici, scritte che rovinano le immagini dipinte sul retro della giostra, panchine rotte ecc , ma non sono, per lui, che azioni stupide di singoli. Mi dice che il parco, a differenza di altri in zona, è controllato, perché ci sono i bambini. Polizia che gira in macchina, ma non solo, a volte scendono dalle vetture e perlustrano il parco a piedi.

Il simpatico, arzillo e loquace nonnino grossetano mi stava facendo dimenticare che ho un treno tra 15 minuti. Mi congedo da lui e dal parco. Riponendo il taccuino in tasca noto di aver scritto pochissimo ma di avere in testa molti s- punti di vista. . .

cartello

Mi riprometto di tornare in un giorno di sole. Forse lavorativo. Tornare con i fogli per le liberatorie fotografiche e la mia macchina (le foto pubblicate sono state scattate con un quasi-giocattolo del mio cuginetto).
Tornare per verificare, per osservare e dar voce ad altri abitanti del parco . . .

4 commenti:

PlacidaSignora ha detto...

E meno mal che quel signore "non aveva voglia di parlare" ;-)

Emanuele ha detto...

Volevo dirti due cose.

La prima: il tuo blog mi piace. E' fresco e accattivante. Insomma: promette bene. Non è che tra qualche settimana molli tutto lasciando i tuoi lettori a bocca asciutta, vero?

La seconda: grazie per il link.

A presto ;-)

swing ha detto...

Si, infatti!!

swing ha detto...

Grazie a te Emanuele!!
Spero di no... :-)